Pages Navigation Menu

Il BELLO, il GUSTO, PIACERE E NOVITA'

POMEROL PETRUS 2008 Château Petrus. Una bottiglia costa più di 3600 eurini. –di Loris Gobbo-

Château Petrus è un monumento dell’enologia mondiale e vanta un primato nell’intero comprensorio di Bordeaux: quello dei prezzi. Di regola il Petrus esce dalla cantina a cifre che gli altri produttori non possono permettersi di applicare, e normalmente i prezzi si rivalutano ulteriormente nel corso del tempo. Nonostante ciò non ha alle spalle una storia lunghissima. La tenuta Petrus ha preso forma solamente nel 1920, quando madame Loubat ereditò un terreno nel Pomerol, zona all’epoca considerata di seconda classe per la vitivinicoltura. Da subito invece, è stata evidente la grande potenzialità dei vini di Château Petrus, al punto che nel 1964, il famoso négociant Jean Pierre Moueix divenne comproprietario della cantina. Il segreto della qualità del Petrus risiede nel connubio tra un terroir unico e il perfezionismo applicato a ogni singolo passaggio produttivo. A luglio, una potatura verde a dir poco drastica abbassa notevolmente la quantità di uva prediligendo però la qualità. Per la vendemmia, inoltre, viene ingaggiato uno squadrone composto da quasi duecento persone, così da ridurre a un solo pomeriggio il tempo necessario a raccogliere le uve dei 12 ettari vitati. Anche in cantina, precisione e puntigliosità sono di rigore. Se a ciò si aggiunge la grande abilità commerciale della famiglia Moueix, che ha il merito di aver fatto conoscere questo vino in tutto il mondo facendolo divenire una stella del mercato enologico, la ricetta è completa. Di regola il Petrus è prodotto con uve merlot vinificate in purezza, ma quando il tempo permette una perfetta maturazione del cabernet franc, viene aggiunta anche una piccola percentuale di questa varietà. È così che stagione dopo stagione, ogni anno viene puntualmente aggiunta una pagina nel grande libro dell’enologia internazionale.

E’ fuori da ogni classifica ma è il mito più mito del Merlot a livello mondiale e ha il prezzo massimo più alto fra i 50 vini più costosi del mondo di Wine Searcher.

Ci sono andata una sola volta durante un corso alla Facoltà di enologia dell’Università di Bordeaux e ricordo che rimasi basita per la dimensione piccola e poco monumentale. Il vigneto arrivava quasi al cancello davanti alla cantina, su un terreno piatto. Era inverno e le viti erano state appena potate, ricordo che io e gli altri corsisti ci impossessammo di alcune marze che riportammo in Italia in valigia con l’intento di avere, nei nostri vigneti, un briciolo della stella del Pomerol.

L’edificio della cantina è basso dritto e decorato con archetti, solo recentemente è stato ampliato da un refettorio progettato da Herzog & de Meuron gli architetti svizzeri dell’Allianz Arena di Monaco e del National Stadium di Beijing.

Tutto, sia la parte antica che quella moderna, è di un’austerità quasi sacrale. Così come i tini di cemento che, all’epoca della mia visita, ci sembrarono arretrati e oggi, alla luce della nuova moda di vinificatori ovoidi di cemento purissimo, ci sembrano i precursori di una modernità dalle radici antiche.

Il merlot di Pétrus sta 21 mesi in barrique nuove e poi in 54.000 bottiglie con un’etichetta retrò quasi bruttarella. Niente di più. Il mito è solo negli 11,4 ettari di vigna e in quel suo misterioso terreno argilloso e ricco di ferro che, secondo loro, si differenzia da tutte le vigne circostanti. Il dubbio sulla diversità di questo terroir viene quando scopriamo che i proprietari Moueix hanno controllano tantissimi appezzamenti intorno.

Parlare di sacralità non è esagerato a Pétrus, perché tutto ha la cadenza sobria, lenta e ripetuta di una cerimonia del vino. Persino l’enologo Olivier Berrouet, ha preso la direzione della cantina dalle mani del padre quando aveva solo 29 anni e con enorme sorpresa perché lavorava a Château Cheval Blanc, <<terroir differente, uvaggio differente ma un’uguale filosofia e ricerca dell’eccellenza>> ha detto in un’intervista a Decanter dove gli veniva chiesto se si sentiva schiacciato dalla responsabilità e dal mito di Pétrus <<devi dimenticare il nome della cantina per cui stai lavorando e …focalizzarti su quello che l’uva ti sta dicendo>>. Stupendo qui le uve parlano!

Anche la storia di Pétrus, ha qualcosa di magico. E’ un cammino solitario e tutto sommato breve perché concentrato nel dopoguerra. La Regina Elisabetta che lo servì alle sue nozze nel 1947, la predilezione del Presidente Americano John Kennedy e, in epoca più recente, di Julian Sark, personaggio della serie televisiva Alias.

Nella storia di Pétrus c’è anche una vicenda giudiziaria dai risvolti quasi comici. Prima del 2001, quando Pétrus fu

acquisito dai Moueix attuali proprietari, apparteneva per metà a Madame Lily Lacoste insieme a uno dei più spettacolari patrimoni enologici mai visti. Senza figli e straricca Lily è vissuta fino a un’età venerabile quando è stata oggetto di una serie di maneggi poco chiari, finché il tribunale ha iscritto nel registro degli indagati il suo compagno, uno dei suoi assistenti e soprattutto il segretario generale dei Ricoveri della Carità, Francois Burel. Dopo aver ceduto Pétrus la vecchietta aveva infatti intestato ai Ricoveri di Carità uno degli Chateau più reputati del mondo, Latour, 1er cru classé di Pauillac dove era nata e che possedeva. L’accordo riguardava un vitalizio di 44.000 € l’anno ma, ironia della sorte, a Lily facevano bere il vino da tavola del supermercato dietro l’angolo. Quando i suoi nipoti lo hanno scoperto hanno sporto denuncia: passare da Pétrus al tavernello francese era davvero troppo!

 

 

 

 

We use Cookies - By using this site or closing this you agree to our Cookies policy.
Accept Cookies
x