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Il BELLO, il GUSTO, PIACERE E NOVITA'

LE PREZIOSE UOVA FABERGÉ -di Loris Gobbo-

 


Le esclusive e preziosissime uova di Peter Carl Fabergé fecero la loro prima comparsa il giorno di Pasqua del 1885. Lo zar Alessandro III aveva commissionato un uovo prezioso al giov
ane orafo per farne dono alla zarina Maria Feodorovna in occasione del loro ventesimo anniversario di nozze.
L’idea del regalo fu dello stesso sovrano che volle consegnare alla sua amata moglie (principessa danese) un oggetto prezioso che le ricordasse uno simile conservato nelle collezioni reali della sua famiglia in Danimarca.

L’idea di regalare uova nel periodo pasquale affonda le radici in epoche remote. Già nell’antica Persia infatti, era diffuso lo scambio di semplici uova, quali elementi propiziatori per l’arrivo della primavera. L’uovo, inteso come simbolo della creazione e della vita, fu poi considerato da Sant’Agostino come la rappresentazione della Resurrezione di Cristo. La tradizione, ebbe poi ampia diffusione nel Medioevo, quando dapprima, si iniziò a dipingerle per renderle ancora più attraenti e, poi, quando fu introdotto, tra i nobili, l’uso di scambiarsi uova preziose. Edoardo I re di Inghilterra (XIII secolo), nei suoi anni di regno ne commissionò circa 450 rivestite d’oro da regalare durante le festività pasquali.

Peter Carl Fabergé, nato a San Pietroburgo, era figlio di Gustave, gioielliere molto apprezzato. Da giovanissimo realizzò un suo Gran Tour in Europa per arricchire le sue conoscenze e portare avanti con passione ed originalità il lavoro paterno. Dopo aver visitato i più grandi musei e le principali botteghe orafe in Germania, Francia e Inghilterra, ritornò in Russia con nuove idee e un bagaglio di conoscenze che resero le sue creazioni molto ambite, tanto che, nel 1884, fu nominato fornitore ufficiale della corte imperiale.
Le uova imperiali di Fabergé, diedero fama all’azienda che crebbe a dismisura aprendo filiali a Mosca, Odessa, Kiev e Londra. La bellezza di quelle opere era testimoniata non solo dalla ricca ed elaborata creatività, ma anche dalla genuinità delle materie prime e dalla tecnica a smalto che ancora oggi costituisce il segreto di Fabergé che per ottenere la loro lucentezza, applicava fino a sette strati di smalto che cuocevano diverse volte fino ad 800 gradi. Tutte le uova erano realizzate su progetto e disegno di Carl Fabergé da un equipe di artigiani che era impegnata nel lavoro per circa per un intero anno.

Il primo uovo realizzato nel 1885 era ricoperto di smalto bianco, simulando in tutto e per tutto un uovo vero. Ma come tradizione voleva, al suo interno, in uno spazio simulante il tuorlo, c’era una sorpresa, una gallinella in oro che con un articolato meccanismo si apriva mostrando al suo interno una copia in miniatura della corona imperiale decorata a sua volta da un piccolo rubino in forma di uovo. La zarina rimase talmente sorpresa ed entusiasta di un tale dono, che lo zar Alessandro incaricò subito Fabergé di produrre un prezioso uovetto per le Pasqua avvenire, a patto che fosse ogni volta una realizzazione unica, sempre ricca ed elaborata.
Tra le realizzazioni più apprezzate e considerate dei veri e propri capolavori esclusivi eseguiti per lo zar, c’è l’Uovo della Resurrezione, realizzato in forma di ostensorio e molto probabilmente, consegnato alla famiglia reale nel 1899 (per tutte le uova, è stata negli anni ricostruita una cronistoria attraverso un’accurata ricostruzione filologica sostenuta da documentazioni e iscrizioni). In un guscio d’uovo in cristallo di rocca, realizzato in due parti tenute insieme da un filo di diamanti, è racchiusa la scena della Resurrezione del Signore tra due angeli, tutta interamente realizzata in oro e smalti. Anche il piedistallo che regge l’intera composizione è interamente decorato con smalti e perle. Sulla storia di questo uovo, si è sollevato un problema di datazione. In relazione ad una serie di supposizioni e analogie stilistiche, infatti, pare che fosse esso stesso la “sorpresa” dell’Uovo Rinascimento, uno scrigno ricavato in un unico blocco di calcedonio latteo, decorato con un disegno di oro, diamanti, rubini e smeraldi. Questo uovo del 1894 (la cui data, scritta in oro e diamanti è riportata sul guscio) è uno dei pochi esemplari che si adagia lateralmente ed è l’ultimo realizzato per lo zar Alessandro III che morirà prematuramente pochi mesi dopo. La tradizione delle uova però non fu interrotta.
Nicola II, proseguì infatti, sulle orme del padre, attribuendo a Fabergé un doppio incarico, la realizzazione di due uova, uno per la zarina Alessandra (sua moglie) e l’altro per l’imperatrice vedova. Fu così che la collezione imperiale si ampliò notevolmente dal 1895 al 1917.
Il primo uovo che lo zar regalò alla moglie Alessandra d’Assia (sposata appena qualche mese dopo la morte dell’imperatore Alessandro III), per festeggiare la prima Pasqua insieme è il Rosebud Egg (l’uovo del bocciolo di rosa), ispirato dal più bel giardino di rose della Germania (il Rosenhöhe in Darmstadt) di cui la zarina aveva nostalgia. L’uovo con il suo esterno in rosso smalto guilloché, festoni in oro e diamanti che circondano in sommità una miniatura del ritratto dello sposo, contiene un piccolo bocciolo di rosa dipinto in smalto giallo (considerato in terra tedesca il colore più pregiato per una rosa, e giallo era anche la tinta delle rose di Darmastadt) che conteneva al suo interno due sorprese, oggi scomparse, un pendente con rubino a goccia ed una riproduzione in diamanti della corona imperiale. Questo prezioso manufatto insieme ad altri, fu gelosamente custodito dalla zarina, in un mobile dell’appartamento privato al Palazzo d’Inverno. È del 1897 la creazione più famosa e nota di Fabergé: L’uovo dell’Incoronazione, decorato a smalti gialli con la tipica tecnica guilloché (incisione a bulino di righe sulla superficie dell’oro secondo un determinato disegno geometrico) che contiene nel suo interno una riproduzione fedele della carrozza imperiale utilizzata durante la cerimonia di insediamento del nuovo zar (da cui deriva il nome del manufatto), interamente realizzata in oro, platino, smalto e pietre preziose. È da considerarsi un capolavoro della miniatura, l’altezza dell’uovo infatti, supera di poco i dodici centimetri. Tra le altre creazioni degne di nota, si può annoverare il prezioso Lilies of the Valley egg (l’uovo dei gigli della valle – 1898), in oro, diamanti, rubini, perle e cristallo di rocca; un delicato uovo avvolto da steli di mughetto su sfondo in smalto rosa dalla cui sommità si sollevano, con un meccanismo a rotazione, le preziose miniature (acquerello su avorio) di Nicola II e le due figlie, Olga e Tatiana. Questo uovo fu molto apprezzato dalla zarina, non solo per la presenza dei ritratti dei suoi cari, ma anche perché amando i fiori (che arrivavano regolarmente in treno dalla Crimea), non lasciava mai sguarnita nessuna stanza, e il mughetto era tra i suoi preferiti. È del 1911, l’Uovo del XV anniversario, con la superficie ricoperta da sedici miniature, tra le quali, sette in forma ovale, che racchiudono i ritratti dei reali e nove, in forma rettangolare con scene storiche in che celebrano i quindici anni di regno di Nicola II. L’uovo fatturato da Fabergé nel 1911, fu descritto come un “uovo d’oro di grandi dimensioni, in smalto bianco opalescente con verdi ghirlande smaltate, 929 diamanti taglio rosa, un diamante, una grande rosetta, 16 miniature di Zuiev e due medaglioni con le date 1894 e 1911. 16.600 rubli.” La produzione esclusiva di Fabergé proseguì fino al 1916/17, quando la dinastia Romanov fu travolta dagli eventi storici e dalla rivoluzione di febbraio che giustiziò lo zar Nicola e l’intera sua famiglia con una esecuzione sommaria nel 1918.
Peter Carl Fabergé, lasciò la Russia nel settembre del 1918 per recarsi in Svizzera, dove morì a Losanna due anni dopo. A seguito della Rivoluzione, il comitato degli impiegati assunse la direzione aziendale di Fabergé a San Pietroburgo.
Dopo la caduta degli zar e l’avanzata della Rivoluzione, tutto il patrimonio imperiale, fu sottoposto a trafugamenti e sequestri, per lo più gli oggetti preziosi furono fusi per ottenere metallo puro da poter riutilizzare o per fare cassa. Nell’ambito di una ricostruzione dell’intero patrimonio, negli anni, anche per le preziose uova Fabergé, si è tentato di stabilire il loro numero preciso e attraverso studi e ritrovamenti di risalire al loro riconoscimento. Per Alessandro III furono prodotti 11 esemplari (vi è una testimonianza diretta di Fabergé, che indica il 1884 come anno in cui fu prodotto il primo esemplare), mentre per Nicola II ne sarebbero state realizzate 46 (23 per la zarina e 23 per l’imperatrice madre)La collezione è oggi dispersa in tutto il mondo e di tutte le uova solo 11 non sono state ancora individuate. In Russia, a partire dalla fine degli anni Novanta, in seno ad un rinnovato stimolo di rinascita culturale, la fondazione “The link of times” presieduta dal miliardario Victor Vekselberg ha promosso l’acquisto e il ritorno in patria di alcuni degli importanti pezzi realizzati, custoditi oggi nel Museo dell’Armeria del Cremlino a Mosca.
A testimoniare il grande valore attribuito alle uova di Fabergé, concorrono i prezzi record che raggiungono alle aste le opere che ancora sono in collezioni private. Nel 2007, l’uovo Rothschild Fabergé Egg, realizzato nel 1902 per l’omonimo banchiere, è stato acquistato per 13,5 milioni di euro.

 

 

 

 

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